Immaginate una forma di formaggio da dieci chili che rotola a gran velocità tra i vicoli acciottolati di un borgo medievale, lanciata con forza e precisione da uomini che si sfidano in una gara vecchia di secoli. Non è la scena di un film, ma il cuore pulsante di una delle tradizioni più singolari e affascinanti della Sicilia: il gioco del Maiorchino di Novara di Sicilia. Un rito che fonde sport, gastronomia e identità culturale, e che oggi, grazie a un prestigioso riconoscimento, è entrato nell’Olimpo del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Questa tradizione affonda le sue radici in oltre quattrocento anni di storia, nel cuore dei monti Nebrodi. Nasce come un passatempo, una sfida tra pastori e contadini durante il periodo più festoso dell’anno, il Carnevale. Il protagonista è il Maiorchino, un pregiato e saporito formaggio pecorino a pasta dura, che da semplice prodotto del lavoro caseario si trasforma in strumento di competizione e aggregazione sociale. Il gioco era un modo per misurare l’abilità, la forza e la conoscenza del percorso, un’occasione per rinsaldare i legami della comunità prima del rigore della Quaresima. Oggi, quell’antico spirito sopravvive intatto, trasformando il borgo messinese in un teatro a cielo aperto.
Il periodo in cui si svolge è tradizionalmente quello del Carnevale, con la finale che si tiene immancabilmente il giorno di Martedì Grasso. Le regole, tramandate oralmente, sono semplici solo in apparenza. Squadre composte da tre giocatori devono far rotolare una forma di Maiorchino – un bestione di circa 10 kg, con un diametro di 35 cm – lungo un percorso di quasi due chilometri che si snoda tra le ripide e tortuose vie del centro storico. Vince la squadra che raggiunge il traguardo con il minor numero di lanci. Il gesto atletico del lancio è il momento cruciale: per imprimere alla forma la massima velocità e direzionalità, i giocatori si servono di una “lazzada”, un robusto laccio di circa un metro che, avvolto attorno al formaggio e tirato con un movimento secco e sapiente, trasforma il Maiorchino in un proiettile di cacio.
Ma il lancio del Maiorchino è molto più di una competizione. Rappresenta l’identità di un’intera comunità. Durante la finale, la piazza principale di Novara di Sicilia si anima con la ricostruzione di un ovile, dove i contadini, in abiti tradizionali, preparano e offrono piatti tipici, celebrando non solo il gioco, ma l’intero ciclo caseario e la cultura agropastorale da cui esso discende. È una festa totale, che coinvolge generazioni diverse in un rito collettivo di appartenenza.
Questa incredibile vitalità non è passata inosservata. Grazie all’impegno trentennale del “Circolo sportivo Olimpia”, che ha preservato e promosso il torneo, e all’adesione al “Tocatì – Festival Internazionale dei Giochi in Strada” di Verona, il Maiorchino ha intrapreso un percorso di valorizzazione che lo ha portato alla ribalta internazionale. Già riconosciuto come Eredità Immateriale dalla Regione Siciliana nel 2006, come ha ricordato con orgoglio l’assessore Elvira Amata, il suo ingresso nel registro delle buone pratiche di salvaguardia dell’UNESCO, insieme a tutta la rete dei giochi del Tocatì, rappresenta la consacrazione definitiva. È la garanzia che il suono inconfondibile del formaggio sulle pietre, la tensione della “lazzada” e la gioia della festa continueranno a raccontare al mondo la storia unica di Novara di Sicilia.

