Restituire le grotte marine al silenzio, alla natura e, un giorno, forse, alla Foca Monaca. Con questo obiettivo ambizioso, la Guardia Costiera delle Eolie dichiara guerra all'”assalto selvaggio” del turismo di massa, avviando la chiusura progressiva ai natanti delle cavità più belle e fragili dell’arcipelago. Basta con le barche e i vaporetti che ogni estate trasformano questi santuari naturali in rumorosi parcheggi acquatici.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari, è già una realtà alla Grotta del Bue Marino di Filicudi e si estenderà a breve alla Grotta del Cavallo di Vulcano. L’accesso verrà impedito fisicamente, con un moderno sistema di boe e cavi eco-sostenibili, mentre i veloci gommoni della Guardia Costiera garantiranno controlli serrati in tutto l’arcipelago per far rispettare i divieti, che interessano anche aree iconiche come la baia di Calajunco a Panarea.
Questa decisione non nasce solo per gestire il caos estivo, ma da una profonda esigenza di conservazione. Le grotte marine sono l’habitat riproduttivo ideale per specie delicatissime. Prima fra tutte la Foca Monaca, un mammifero simbolo del Mediterraneo, scacciato da queste coste decenni fa dal disturbo umano e dalla pesca. “Ci auguriamo che questo intervento possa dare un po’ di respiro al mare eoliano”, spiega la biologa Monica Blasi, fondatrice del centro di recupero per tartarughe marine di Filicudi, “e che queste grotte possano un giorno tornare ad ospitare questo animale così carismatico”.
Ma non c’è solo la foca. Tra le volte di queste cavità nidificano anche colonie di Rondone Pallido, un raro uccello migratore che trova qui il suo rifugio ideale. La stretta della Capitaneria di Porto è dunque un segnale forte e chiaro: l’era della fruizione selvaggia dei gioielli naturalistici delle Eolie è finita. La priorità, ora, è proteggere un patrimonio unico, nella speranza che il silenzio possa richiamare i suoi abitanti più antichi e preziosi.



