In Sicilia il rinnovo del contratto 2022/2024 per il personale della Regione è ancora al palo. I sindacati chiedono che l’Aran apra senza ulteriori rinvii il tavolo di confronto, ricordando che il governo regionale ha già inviato l’atto di indirizzo e che le risorse risultano stanziate a bilancio. La richiesta arriva con un appello firmato da Giuseppe Badagliacca, Luca Crimi, Gaspare Di Pasquale e Angelo Lo Curto del Siad-Csa-Cisal, che sottolineano la distanza rispetto al resto della Pubblica amministrazione, già concentrata sui rinnovi 2025/2027.
Nel comunicato diffuso oggi, martedì 9 settembre 2025, i rappresentanti del sindacato descrivono un quadro sociale complesso: inflazione elevata, famiglie in affanno e un comparto regionale gravato da nodi irrisolti che, a loro giudizio, frenano la macchina amministrativa e incidono sulle condizioni dei lavoratori. Per questo motivo, sollecitano un pacchetto di interventi da definire in sede contrattuale.
Il primo capitolo è il Fondo risorse decentrate (Ford), che andrebbe potenziato nel solco del decreto-legge Pa 2025. L’obiettivo dichiarato è finanziare una “performance” dignitosa e sostenere l’incremento delle indennità, oltre a prevedere nuovi differenziali stipendiali. A ciò si aggiunge la piena applicazione degli istituti contrattuali e la cadenza mensile del salario accessorio, da armonizzare con quello erogato nell’amministrazione statale.
Sotto la lente finisce anche l’indennità di amministrazione: secondo il sindacato, quella corrisposta ai regionali sarebbe più bassa di circa un terzo rispetto ai ministeri. Uno scarto che, sempre stando alla nota delle sigle, produce un effetto concreto: i neoassunti tenderebbero a lasciare la Regione per approdare in altre amministrazioni con trattamenti più favorevoli.
La piattaforma comprende inoltre due richieste di natura istituzionale. Da un lato, un’audizione in commissione Bilancio all’Assemblea regionale siciliana, per illustrare priorità e urgenze del comparto; dall’altro, un’attenzione specifica alla riforma del Corpo Forestale, per il quale si invoca un contratto integrativo ad hoc. La cornice resta la stessa: avviare al più presto un confronto negoziale che metta in fila le questioni aperte e traduca in atti l’indirizzo già formalizzato dall’esecutivo.
I sindacati, in conclusione, legano il tema delle retribuzioni e delle indennità non solo al potere d’acquisto dei dipendenti, ma anche al funzionamento degli uffici. Secondo la loro tesi, un contratto aggiornato e coerente con i parametri nazionali aiuterebbe a trattenere professionalità, evitare turn over indesiderati e migliorare l’efficienza dei servizi. Perché ciò accada, avvertono, serve una convocazione immediata all’Aran e un calendario di incontri che porti alla chiusura del rinnovo 2022/2024, ancora in sospeso mentre altrove si discute già del triennio successivo.

