Nel cuore del porto turistico di Capo d’Orlando, al Sestante Marina, la Sicilia ha fatto il punto su una delle partite più decisive per il suo futuro: l’attuazione del PNRR. Il convegno “La sfida del PNRR: un bilancio ad un anno dal termine”, promosso da Quater Srl con il supporto dei Comuni di Capo d’Orlando e Santo Stefano di Camastra e di Anci Sicilia, ha riunito ieri, venerdì 5 settembre 2025, un pubblico numeroso e qualificato: parlamentari, amministratori regionali e locali, dirigenti, esperti, imprenditori e giornalisti. Un parterre che fotografa bene la natura “corale” del Piano: senza un lavoro congiunto tra livelli di governo e territori, i progetti non diventano opere, servizi, cambiamenti reali.
Fin dall’apertura dei lavori, Maristella Ridolfo, amministratrice delegata di Quater Srl, ha indicato la traiettoria: trasformare un’analisi a caldo in una piattaforma di strategie condivise. Al centro, i Comuni. Sono loro — ha sottolineato — a portare sulle spalle la parte più concreta dell’attuazione: bandi, gare, cantieri, rendicontazione. Eppure, spesso, devono farlo con organici ridotti e procedure complesse. Da qui l’idea del confronto: scambiare buone pratiche, creare sinergie, rafforzare le competenze amministrative perché i fondi non restino cifre su un foglio, ma diventino scuole più sicure, reti idriche efficienti, spazi culturali rinnovati, mobilità moderna.
L’intervento più atteso è arrivato in videocollegamento dal Ministro per gli Affari Europei, PNRR e Politiche di Coesione, Tommaso Foti. Un messaggio netto, che toglie ogni alibi: nessuna proroga all’orizzonte, la Commissione europea non prevede slittamenti. Il cronoprogramma resta quello fissato: chiudere entro il 2026. Il Ministro ha rivendicato un percorso fin qui rispettoso delle tappe: le sette rate previste sono state conseguite nei tempi, con 140 miliardi di euro già liquidati; il 30 giugno è partita la richiesta per l’ottava. Un bilancio complessivo positivo, ha ammesso, pur con inevitabili criticità, e un riconoscimento esplicito a chi — nei territori — ha “messo a terra” obiettivi e scadenze.
La voce dei sindaci ha portato concretezza alla discussione. Francesco Ingrillì (Capo d’Orlando), Francesco Re (Santo Stefano di Camastra) e Salvatore Cipriano (Piraino) hanno parlato di occasione irripetibile per i propri territori: infrastrutture, riqualificazioni, servizi di prossimità, sostegno alle comunità interne. “Non possiamo perdere neanche un euro”, è il refrain che riassume l’urgenza. Ma insieme all’entusiasmo affiorano i nodi: tempi stretti, carenza di tecnici, burocrazia che rallenta.
Molto denso il quadro tecnico. Gilda Siniscalchi, capo di gabinetto del Ministero per gli Affari Europei, ha ribadito il perno istituzionale dei Comuni nel PNRR e nel capitolo RepowerEU italiano, dentro una governance che comprende amministrazioni centrali, Regioni e autonomie locali. La cabina di regia a Palazzo Chigi — ha ricordato — lavora per intercettare precocemente le criticità e affiancare gli enti nella soluzione dei problemi. Sono intervenuti, tra gli altri, Riccardo Monaco (Dipartimento Coesione), Antonella Merola (MEF–IGPNRR), Paolo Amenta (presidente Anci Sicilia), Roberto Lagalla (sindaco di Palermo), Gaetano Armao (consigliere giuridico Regione Siciliana), Francesco Verbano (presidente FormaTemp), Piero David (advisor sviluppo locale), Sabrina Ragusa (direttrice RTS Messina), Agostino Di Maio (DG Assolavoro), Maurizio Nicolai (ADG PR FESR-FSE Calabria), il dirigente regionale Dario Cartabellotta, Luca Cerri (KPMG) e Francesco Esposito. Presente anche l’ingegnere Salvatore Cocina, capo della Protezione civile regionale. A moderare, Raffaele Marmo, condirettore di QN, che ha cucito le voci in un racconto unitario.
Dal confronto emergono luci e ombre. Le luci: amministrazioni che hanno rispettato cronoprogrammi e target, progetti che stanno cambiando il volto di città e paesi, una maggiore capacità di progettazione messa a sistema. Le ombre: la fragilità degli uffici tecnici, la stratificazione normativa, tempi autorizzativi non sempre compatibili con la corsa verso il 2026. Ma se una certezza c’è, è proprio il fattore tempo: senza proroghe, i prossimi dodici mesi decidono il successo del Piano.
Nella parte conclusiva hanno preso la parola gli assessori regionali Andrea Messina (Autonomie Locali) e Alessandro Aricò (Infrastrutture e Mobilità), insieme all’onorevole Tommaso Calderone, presidente della Commissione parlamentare per il contrasto agli svantaggi dell’insularità. Calderone ha richiamato l’attenzione su due variabili che pesano sul destino dell’Isola: la desertificazione demografica e l’emigrazione giovanile. Il PNRR, in questa prospettiva, non è solo una leva economica: è un volano sociale per trattenere talenti, riattivare comunità, ridurre distanze — fisiche e simboliche — che separano la Sicilia dal resto del Paese.
Guardando oltre il dibattito, resta un’indicazione di metodo che suona come bussola civile: il valore di un investimento pubblico non si misura solo in chilometri di asfalto o cantieri aperti, ma in qualità della vita, opportunità per i giovani, tutela dell’ambiente, accesso alla cultura. È questo sguardo, tipico della divulgazione attenta ai beni comuni, che ha attraversato l’incontro del Sestante Marina. Perché la “messa a terra” non è mera esecuzione contabile: è interpretazione del bisogno, progettazione di senso, responsabilità verso i cittadini.
Capo d’Orlando esce da questa giornata con un messaggio chiaro: il PNRR è una corsa contro il tempo, ma anche un’occasione di maturità amministrativa. Servono cooperazione istituzionale, supporto tecnico, scelte coraggiose. Il 2026 non è uno slogan: è una data. E la Sicilia, se saprà trasformare i progetti in servizi e i servizi in diritti, potrà scrivere in quell’anno una pagina che resti.

