Il caso Mazzarrà Sant’Andrea cambia passo dopo l’interrogatorio di garanzia di Antonino Giardina. Il gip ha sostituito il carcere con i domiciliari al 36enne imprenditore arrestato a fine luglio insieme a Carmelo Bisognano, già boss e poi collaboratore di giustizia. La svolta arriva nel solco di dichiarazioni che hanno innescato perquisizioni e sequestri negli uffici comunali e nelle abitazioni del sindaco Carmelo Pietrafitta e del tecnico Giuseppe Di Natale, responsabile dell’area tecnico-manutentiva.
Secondo l’impostazione accusatoria, illustrata negli atti, Giardina avrebbe retto di fatto un’impresa intestata al fratello Davide, garantendo spazio di manovra a Bisognano nei lavori pubblici. Il fascicolo si concentra su affidamenti e subappalti del Comune e su presunte dazioni di denaro: l’ipotesi è che, abusando della funzione pubblica, il primo cittadino e il dirigente abbiano indotto l’imprenditore a consegnare somme complessive tra 50 e 60 mila euro in più occasioni, a fronte di commesse dirette e in subappalto. Le elargizioni, ha spiegato Giardina, sarebbero avvenute in contanti, in un locale pertinenza dell’abitazione del sindaco, con una prassi che — sempre secondo il racconto — si sarebbe protratta dal 2018 al 2023: su lavori da circa 20 mila euro, richieste nell’ordine dei 2 mila; in alternativa, prestazioni gratuite “di cortesia” quando non c’erano margini per affidamenti immediati.
Sul tavolo anche la storia societaria: la Pretoria s.r.l., di cui Giardina era amministratore unico, è colpita da interdittiva antimafia della Prefettura di Messina del 4 febbraio 2020; secondo gli inquirenti l’attività sarebbe poi proseguita attraverso il canale del subappalto, mentre l’imprenditore, insieme a Bisognano, avrebbe avuto un ruolo di fatto nella Agila s.r.l. In parallelo, gli investigatori hanno documentato — con mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali — l’interesse di Bisognano per la discarica di Mazzarrà. Dai colloqui emergono contatti con Tirreno Ambiente (all’epoca sotto curatela fallimentare) prima per l’installazione di una pompa, poi per ulteriori interventi e tempistiche, sullo sfondo di confronti con l’amministrazione circa l’impiego di fondi pubblici. In una conversazione captata, l’ex boss chiosa: «Ci deve rimanere qualcosa per noi».
Il fronte politico istituzionale si è già mosso. All’Ars è stata presentata un’interrogazione dal leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che chiede al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore Andrea Messina di riferire sulle misure per prevenire condizionamenti mafiosi o corruttivi negli enti locali e di valutare l’invio urgente di ispettori al Comune di Mazzarrà per verificare atti e affidamenti negli anni finiti sotto lente.
Resta — per tutti — la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma lo scenario tratteggiato dalle dichiarazioni di Giardina e dai riscontri d’indagine riaccende i riflettori sui rapporti tra imprese e Palazzo, sulla filiera degli appalti e sul rischio di infiltrazioni in un territorio già scosso da passate vicende giudiziarie. In attesa degli sviluppi, il Comune tirrenico è di nuovo al centro della cronaca.

