La sottosegretaria azzurra incalza: «La norma c’è, le coperture anche. L’accordo Cas–Stretto di Messina è fermo negli uffici»
Gratuità legata all’avvio dei cantieri del Ponte: pendolari e flussi metropolitani al centro del dossier
Messina, 18 ottobre — La richiesta è secca: «Basta tentennamenti». Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, torna a sollecitare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sul via libera al protocollo d’intesa tra il Consorzio Autostrade Siciliane (Cas) e la Società Stretto di Messina che deve rendere gratuito il tratto autostradale Messina–Villafranca. «L’abolizione del pedaggio è legge da mesi, ha coperture finanziarie e il pieno sostegno politico del governo, ma tutto è ancora fermo per colpa di un incomprensibile rimpallo di carte», afferma la parlamentare messinese, puntando il dito contro un “balletto di bozze” che da «settimane e settimane» paralizza l’iter.
La cornice è nota: la gratuità della tratta è stata disegnata come misura di compensazione e razionalizzazione in vista dell’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto. L’obiettivo dichiarato è duplice: alleggerire i costi dei pendolari e fluidificare i flussi di traffico nell’area metropolitana durante la fase di cantiere. Perché entri in vigore, però, serve un atto operativo che traduca la previsione normativa in procedure concrete: un protocollo Cas–Stretto di Messina, con il nulla osta del Mit, che disciplinia tempi, modalità e coperture.
Secondo Siracusano, è qui che il dossier si è inceppato. «Un testo che va avanti e indietro tra uffici, correzioni, chiarimenti, approfondimenti, ma che non arriva mai alla chiusura», denuncia. Da qui l’appello ai tecnici del Ministero: «Esaminate una volta per tutte la bozza e date il via libera alla firma del protocollo, per evitare ulteriori ritardi». Il messaggio politico è altrettanto esplicito: «Questa è una battaglia di civiltà per Messina e per i messinesi. Se qualcuno a livello locale continua a tifare contro, si metta l’anima in pace: non ci sarà alcun passo indietro».
Sul piano amministrativo, il passaggio chiave è proprio il protocollo. Deve stabilire come verrà azzerato il pedaggio in ingresso e uscita a Villafranca, quale sarà il meccanismo di compensazione economica per il Cas (a fronte dei mancati introiti), quali adeguamenti tecnici e informativi serviranno alle stazioni, come si gestiranno eventuali sistemi di esazione elettronica e come si coordinerà la misura con la viabilità alternativa. In controluce, una ripartizione degli oneri che la norma ha già indirizzato: coperture stanziate e quadro finanziario capace di assorbire l’impatto sul concessionario, con impegni formalizzati nei tempi e nei modi richiesti dall’ordinamento.
Il legame con il cantiere del Ponte è sostanziale. La gratuità dovrebbe scattare contestualmente all’avvio dei lavori, per accompagnare la riorganizzazione dei flussi su una rete destinata a convivere per anni con cantieri, deviazioni e carichi variabili. In questo scenario la tratta Messina–Villafranca diventa un corridoio metropolitano gratuito, utile a distribuire meglio i movimenti quotidiani tra città, villaggi costieri e aree produttive, togliendo frizione economica agli spostamenti di breve raggio. Non un dettaglio, se si considera la platea di pendolari che ogni giorno utilizza quel segmento per lavoro, studio e servizi.
La richiesta di accelerazione si misura anche con la concretezza delle operazioni da mettere in fila. Il via libera ministeriale sblocca la firma tra Cas e Società Stretto di Messina; a valle, saranno necessari atti applicativi del concessionario, direttive operative al personale, aggiornamenti segnaletici e informativi per l’utenza, eventuali calibrazioni dei sistemi automatici. È un cantiere amministrativo e tecnico che non si improvvisa all’ultimo momento, e che spiega perché i “tempi di carta” contano almeno quanto quelli del calcestruzzo.
Il confronto politico, inevitabilmente, si allarga. Siracusano rivendica il «pieno sostegno del governo» alla misura e mette nel mirino resistenze locali che, a suo dire, rischiano di tradursi in perdite di tempo. La dialettica non cancella le domande tecniche: definizione puntuale delle “coperture” e dei flussi, clessidra degli adempimenti, sincronizzazione tra agenda del Ponte e calendario della gratuità, monitoraggi ex post per valutare gli effetti su traffico, sicurezza ed emissioni. È qui che un buon protocollo si distingue: chiarezza degli impegni, responsabilità nominative, cronoprogramma verificabile.
La posta in gioco, per Messina, è anche di credibilità istituzionale. Una misura annunciata, votata e finanziata che si arena nelle pieghe della burocrazia mina la fiducia dei cittadini e alimenta la percezione di una distanza tra atti e fatti. L’abolizione del pedaggio su una tratta breve ma strategica vale sul piano simbolico almeno quanto su quello economico: segnala attenzione ai bisogni quotidiani di un’area che sconta da decenni la fragilità della propria infrastrutturazione e il peso di un pendolarismo spesso costoso e lento.
Allo stesso tempo, la gratuità non è una bacchetta magica. Va accompagnata con misure collaterali: manutenzione puntuale, controllo dei flussi nei nodi critici, informazione in tempo reale, coordinamento con i servizi di trasporto pubblico locale, presidio delle rampe e delle intersezioni più esposte. Il tratto Messina–Villafranca, gratuito, tende ad attrarre traffico: senza una regia complessiva rischia di spostare, più che ridurre, i colli di bottiglia. Anche per questo il protocollo deve parlare non solo di esazione, ma di governo della circolazione in vista dei lavori del Ponte.
Nel merito politico, la pressione di Siracusano è coerente con la linea espressa negli ultimi mesi dal fronte istituzionale favorevole al Ponte: accelerare gli atti propedeutici, blindare le misure di mitigazione per la città, dare risposte immediate a chi vive ogni giorno il territorio. La controparte amministrativa, il Mit, è chiamata a chiudere il cerchio tecnico e a certificare la tenuta giuridica e contabile dell’intesa. È un passaggio che chiama alla responsabilità tutti i soggetti coinvolti: Ministero, concessionario, società di progetto, amministrazioni locali.
L’appello della sottosegretaria punta a trasformare una previsione in servizio. L’urgenza è evidente, la complessità anche. Tra “balletto di bozze” e pedaggio che resiste, la differenza la faranno poche righe firmate al momento giusto. Per Messina, abituata a promesse che evaporano, la misura sarà l’unico terreno di giudizio: dal giorno in cui varcare i caselli di Villafranca e Tremestieri non comporterà più un costo, fino alla verifica degli effetti reali su tempi e qualità degli spostamenti. Il resto, come sempre, lo dirà l’attuazione. In attesa della firma che sblocchi tutto, la città registra l’ennesimo richiamo ai tempi della burocrazia: che oggi, più che mai, sono anche tempi della politica.

