Ogni estate, quando il sole batte a picco sulle acque dello Stretto e il mare si fa specchio d’argento, in alcuni borghi marinari come Ganzirri va in scena un rito che è molto più di una semplice battuta di pesca: è l’epica e ancestrale caccia al pescespada. Una tradizione millenaria, tramandata di padre in figlio, che trasforma la cattura di un pesce in una rappresentazione teatrale carica di simboli, gesti sacri e un profondo rispetto per il mare.
Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, risalendo probabilmente ai Fenici e venendo poi cantata persino da Omero. Nasce come principale fonte di sostentamento per le comunità costiere, in un’epoca in cui la vita dipendeva interamente dall’abilità e dal coraggio degli uomini di mare. Il periodo in cui si svolge è dettato dalla natura: tra la primavera e la fine dell’estate, solitamente con un picco nei mesi di luglio e agosto, quando il pescespada, durante la sua migrazione amorosa, attraversa le correnti dello Stretto di Messina. È in questo preciso momento che entrano in scena le protagoniste indiscusse di questo rito: le barche. Non imbarcazioni qualsiasi, ma la “feluca”, l’alta torre d’avvistamento (fino a 25 metri) con in cima l’osservatore, detto “‘ntinneri”, e il “luntro”, l’agile e veloce scafo da cui parte l’inseguimento e dove opera il fiociniere, “‘u firraturi”.
Questa caccia rappresenta un duello ad armi impari, un misto di pazienza, astuzia e quasi venerazione. Tutto ha inizio con il silenzio dell’attesa sulla feluca, rotto solo dal grido acuto della vedetta che, avvistata la preda, lancia “‘a ‘ncerma”, un canto in un dialetto arcaico che guida il luntro verso il pescespada. A quel punto scatta l’inseguimento, una danza frenetica sull’acqua che culmina nel gesto atletico del fiociniere, il quale deve colpire la preda con precisione. Ma il momento più toccante e simbolico arriva dopo la cattura. Prima di issare il pesce a bordo, il pescatore compie il gesto della “cardata d’a cruci”: con la punta delle dita intinta nel sangue della preda, traccia un segno di croce sulla guancia del pescespada. Un atto di rispetto, quasi una richiesta di perdono al mare per avergli sottratto una delle sue creature più nobili.
Oggi, la caccia tradizionale con le feluche è diventata rara come metodo di pesca commerciale, soppiantata da tecniche più moderne. Tuttavia, il suo valore culturale è immenso. Grazie a manifestazioni ed eventi di rievocazione storica, come quelli che si svolgono a Ganzirri, questo rito sopravvive come patrimonio identitario. Non è più solo pesca, ma una rappresentazione che racconta la storia, la fatica e la spiritualità di un popolo legato indissolubilmente al suo mare. Un pezzo di memoria collettiva che, ogni estate, torna a rivivere per non dimenticare le proprie radici e per mostrare al mondo una delle tradizioni marinare più affascinanti del Mediterraneo.

