Centocinquanta metri sopra lo Stretto, aggrappati alla struttura di uno dei tralicci più alti al mondo, con il vuoto sotto i piedi e nessun equipaggiamento di sicurezza. È la situazione in cui si sono ritrovati ieri due giovani di nazionalità polacca dopo aver deciso di arrampicarsi sul Pilone di Torre Faro, il colossale traliccio che da decenni domina la punta estrema della penisola messinese. Un gesto imprudente che avrebbe potuto avere conseguenze irreparabili e che ha richiesto l’intervento congiunto dei vigili del fuoco del Comando di Messina e della Polizia di Stato.
L’allarme è scattato intorno alle 13. I due ragazzi avevano già percorso una porzione significativa della struttura, raggiungendo quota 150 metri sui 240 complessivi del Pilone. Più della metà dell’altezza totale, una scalata che con il passare dei minuti si era evidentemente trasformata da bravata in trappola: salire era stato possibile, ridiscendere da soli molto meno.
Sul posto si sono concentrati i mezzi dei vigili del fuoco e le pattuglie della Polizia di Stato. La fase più complessa è toccata ai tecnici del Comando provinciale, che hanno dovuto risalire il traliccio per raggiungere la posizione dei due giovani. Una volta in quota, i soccorritori li hanno affiancati e guidati passo dopo passo nella discesa, una manovra che ha richiesto tempo, concentrazione e una gestione attenta di ogni movimento. L’intera operazione si è conclusa senza conseguenze fisiche per nessuno dei coinvolti: i due polacchi sono tornati a terra incolumi.
Il Pilone di Torre Faro è una struttura iconica dello skyline messinese, un ex traliccio dell’elettrodotto che attraversava lo Stretto e che, per le sue dimensioni imponenti, esercita da sempre un richiamo su curiosi e amanti delle imprese estreme. Ma la sua altezza vertiginosa e l’assenza di qualsiasi protezione lo rendono un luogo dove l’azzardo si paga caro.
Ieri, grazie alla rapidità dell’intervento e al coordinamento impeccabile tra le squadre di soccorso tecnico e le forze dell’ordine, il prezzo non è stato pagato. Ma il margine tra l’incoscienza e la tragedia, a 150 metri d’altezza, è sottile quanto il ferro su cui quei due ragazzi avevano scommesso il proprio equilibrio.

